Lo schema della situazione di San Salvario per punti (integrazione della risposta al direttore de ” La Gazzetta di Parma”)

MAPPA: Il Quadrilatero Storico di San Salvario è un quadrato compreso tra la Stazione di P.Nuova, il Parco del Valentino, C.so Vittorio Emanuele II e c.so Marconi. È diviso in due in senso longitudinale dalla via Madama Cristina, l’unica a doppio senso, a parte i corsi di confine. La zona movida occupa una parte del rettangolo verso la Stazione, è attraversata da 5 vie perpendicolari al Po e 4 parallele. Il baricentro è rappresentato da L.go Saluzzo e via Baretti, dove le folle progressivamente occupano il sedime stradale bloccando la circolazione; le altre vie godono di un’occupazione del suolo pubblico a macchie di leopardo, concentrate nel raggio dei locali presenti. In ogni caso tutte le vie subiscono in misura abnorme gli effetti collaterali: fracasso (clacson, rumore antropico, musica ad altissimo volume), blocco della circolazione, posteggi irregolari, ostruzione dei passi carrai, sporcizia di ogni genere, lezzo di urina che ammorba le vie, effetti sulla vita personale (danni alla salute, nervosismo, difficoltà di concentrazione sul lavoro e alla guida, stress, malattie organiche acclarate)

  • Le “botteghe storiche”, ahimé, non esistono più: ad una ad una, non senza lotta, hanno ceduto le armi sopraffatte dalla gentrificazione del territorio e dall’aumento degli affitti: i guadagni dei locali notturni permettono di pagare affitti più remunerativi (è lo stesso fenomeno che sta avvenendo nei centri storici colonizzati dai grandi marchi che a Torino minacciano seriamente la sopravvivenza dei caffè ottocenteschi)

  • L’atmosfera pittoresca evocata da termini come “bistrot”, “belle piole”, “gallerie e atelier” mal si combina con l’aspetto trasandato e raffazzonato della maggioranza dei dehors, la sporcizia che resta dalla notte, i bicchieri, a volte ancora pieni, abbandonati a terra, sui davanzali delle finestre e i gradini dei negozi.

  • Il “profumo esotico “, ahimé, si riduce a un persistente lezzo di urina che a sorpresa aggredisce l’incauto passante

  • Saremmo molto felici di poter condividere i termini “cool” e “vivace”: purtroppo ce lo impediscono i resti della movida (vomito, urina, bottiglie, cocci, bicchieri, cartacce, avanzi di cibo) e soprattutto le facce da zombi dei giovani movidari, che si muovono nella folla come tante monadi con smartphone e bottiglia in mano, chiusi in una solitudine affollata e straniante.

  • Ci piacerebbe vedere la piazza e le vie “pulite da spacciatori e balordi”: ma in quella folla schiamazzante gli uni e gli altri trovano il loro habitat naturale, che li mimetizza, ma non nasconde i passaggi delle bustine né le retate della polizia, a volte persino con gli elicotteri.

  • palazzi ottocenteschi popolati fino ai primi del ‘900 dall’alta borghesia torinese”: in realtà i palazzi storici erano caratterizzati da una stratificazione sociale per piano: alta borghesia al piano nobile, media e piccola ai piani successivi, operai e poveri nelle soffitte. La mescolanza delle classi sociali è sempre stata una caratteristica della città di Torino, più allora che oggi. La gente di San Salvario ci tiene a questa mescolanza sociale, ora anche multietnica, sempre nel rispetto e accoglienza reciproci.

  • Anni ’90: vero, all’epoca S. Salvario era una zona a rischio, dove poteva capitare di tutto: lo spaccio di eroina si era impadronito del quartiere in modo capillare, occupando strade e alcuni condomini, dove le bande di spacciatori dettavano legge, sostituendosi allo Stato; il quartiere si sentì abbandonato dalle Istituzioni che invece di attivarsi per riprendere il controllo del territorio, chiusero gli occhi sull’illegalità e la violenza e videro solo quello che non c’era: invece degli scippi e delle risse, invece dei giovani fatti di eroina, povere larve umane che ciondolavano con la siringa in mano in preda ai deliri dell’astinenza, videro razzismo là dove c’erano solo persone che invocavano legalità, rispetto e tutela. Allora incominciò la mobilitazione civica: superato il trauma iniziale, la gente di San Salvario si organizzò in comitato civico per difendere con azioni dimostrative pacifiche il territorio di tutti. La soluzione del problema non venne né dalle Istituzioni, né dalle nostre modeste forze, ma dalla decisione dei “gestori della droga” di passare dall’eroina alla coca, i cui effetti, meno impattanti a livello sociale, consentirono a loro uno smercio più facile e al quartiere la possibilità di tirare il fiato. Lo spaccio continuò, con modalità più anonime ma ben visibili. San Salvario respirò per qualche anno finché dall’alto ci piovve sulla testa una nuova tegola, questa volta non per le casualità della vita, ma per un progetto organizzato.

  • Quello che nell’articolo attribuite al “rimboccarsi le maniche dei torinesi” e al “sorgere ininterrotto di locali, eventi e iniziative” è stata un’operazione di gentrificazione, pilotata dall’alto, che ha fiutato l’affare di una speculazione edilizia promettente: comprare a basso prezzo le case svalutate dal degrado degli anni ’90 (chissà perché non contrastato, anzi misconosciuto) e rivenderle a ceti sociali abbienti, sostituendo massicciamente la popolazione storica. Lo strumento scelto per questa operazione fu la sostituzione dei negozi con locali notturni: scelta geniale per un quartiere fittamente popolato di famiglie con reddito da lavoro diurno, con strutture commerciali prevalentemente di piccole dimensioni, adattissimo quindi a fare da cavia per il grande esperimento: quanto può resistere un essere umano alla mancanza di sonno senza ammalarsi? Il progetto si sviluppò un passo per volta, in modo quasi casuale. Appena finita l’emergenza eroina, arrivò un’Agenzia per lo Sviluppo, poi una dopo l’altra apparvero una serie di associazioni culturali, poi il primo locale, il secondo, il terzo e … fu valanga! Ma la gente di San Salvario è tosta: molti si sono arresi, ma molti altri hanno resistito e ancora resistono in difesa del loro quartiere, delle loro case, dei loro bambini, dei loro anziani, della loro integrità fisica e morale, e si sono organizzati per combattere la loro battaglia con le armi del Diritto, della Civiltà, della Cultura, della Solidarietà sociale e, perché no, la leggerezza dell’ironia.

  • Il “sorgere ininterrotto di locali, eventi, iniziative” è tragicamente vero e ha distrutto un tessuto commerciale variegato e ricco che attirava gente da tutta la città. Oggi abbiamo circa 110 locali notturni e quasi tutte serrande abbassate di giorno: è la famosa “desertificazione diurna”, tipica di tutte le colonizzazioni movidare, che ormai fa paura persino agli Amministratori: ogni tanto la evocano come un fantasma e quasi se ne stupiscono, come se non fosse conseguenza delle loro scelte.

  • Infine, in San Salvario non esistono “viuzze interne”. Il San Salvario storico è un quadrilatero di “viuzze interne” e la zona della movida ne occupa quasi la metà, cioè un piccolo fazzoletto in cui quasi tutte le vie sono tappezzate di locali, uno dietro l’altro, con i dehors allineati in fila continua, le strade zeppe di persone con bottiglia o bicchiere in mano, dove non riescono a passare né le auto dei residenti (che avrebbero la pretesa di raggiungere il loro garage o portone) né i mezzi di soccorso in caso di bisogno (l’ho provato sulla mia pelle); persino i taxi ti scaricano ai confini e peggio per te se hai le valigie. Il tutto condito da un fracasso continuo fino alle 3 o 4 del mattino, 5 sere su sette, sovente con musica assordante di eventi organizzati o spontanei (tanto tutto è permesso), partite di calcio, tamburi e bonghi fino all’alba; ogni tanto per rompere la monotonia si inscenano risse e aggressioni. In questo caos organizzato anche le Forze dell’Ordine, che il venerdì e il sabato da mezzanotte presidiano quella che voi chiamate “piazzetta parigina”, sono impotenti: la folla è talmente fitta che impedisce non solo di intervenire ma persino di vedere quello che succede anche a breve distanza.

 Ci sarebbe ancora molto da dire (ad esempio sui numerosi minimarket che vendono alcol ben oltre i limiti orari), ma non vogliamo abusare della vostra pazienza

Restiamo a vostra disposizione per qualunque approfondimento e con ampia documentazione.

Possiamo anche fornirvi una piccola bibliografia:

– Italo Fontana “Non sulle mie scale. Diario di un cittadino alle prese con l’immigrazione clandestina e l’illegalità” Ed. Donzelli 2001

– Giovanni Semi “Gentrification – Tutte le città Come Disneyland?” Ed. Il Mulino 2015

 Cordialità

Per l’Associazione “Rispettando San Salvario”

La Segretaria Eliana Strona

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *