Lettera a Specchio dei Tempi pubblicata lo scorso 27 novembre

Il sig. Gian Paolo qualche giorno fa si chiedeva come sia possibile “equiparare chi chiede che vengano fatte multe a chi si lamenta perché se ne fanno troppe. I primi – osserva giustamente – chiedono il rispetto della legge, i secondi vogliono solo continuare a farla franca”. E giustamente sottolineava la gravità di tale atteggiamento, “come se la legalità fosse un’opinione e i tutori della legge dovessero mediare tra chi la vuole e chi no”. Sono perfettamente d’accordo con lui. Purtroppo però a Torino questa mentalità è fin troppo diffusa non solo nelle Istituzioni, ma anche nei media. Anche la richiesta di legalità, che da anni arriva dalle zone di movida, per molto tempo, e talvolta ancora oggi, è stata presentata come un “conflitto di interessi contrapposti” tra cui le Istituzioni erano chiamate a mediare invece che a far rispettare le leggi. Per di più, come si può mettere sullo stesso piano un Diritto riconosciuto dalla Costituzione e dalla leggi nazionali e locali, quale il Diritto alla Salute e un semplice desiderio (divertirsi), certo legittimo se attuato nell’ambito delle leggi, ma non rivendicabile come un diritto assoluto, senza limiti né rispetto per gli altri? Anche questo è uno dei tanti misteri di Torino.
Eliana Strona